Siamo arrivate poco dopo le dieci e mezza, accolte dal silenzio rarefatto di una calda mattina toscana. Il transfer ci ha condotte lungo una strada che sembrava svelarsi curva dopo curva: boschi autoctoni, vigne ordinate, uliveti in pendenza e, in lontananza, il mare.
Il progetto e la sua storia
All’arrivo ci attende una visita guidata. Ci inoltriamo subito nella cantina, scavata in profondità là dove un tempo si estendeva l’ex cava di Cariola, dismessa negli anni ’80: una ferita abbandonata del paesaggio, in un terreno aspro e improduttivo. Oggi, grazie alla visione imprenditoriale dell’ingegner Alejandro Bulgheroni e della sua famiglia, è stata trasformata in uno degli esempi più sorprendenti di rigenerazione sostenibile in Italia. Un’opera che unisce rigenerazione ambientale, culturale e architettonica.

La struttura è stata costruita secondo i principi dell’edilizia sostenibile, su progetto dello Studio Tori di Firenze, già autore di cantine iconiche come Argentiera, Castello di Bolgheri e Villa Tignanello nel cuore del Chianti Classico, per la famiglia Antinori. L’investimento complessivo? 23 milioni di euro.
Alejandro Bulgheroni, imprenditore e visionario argentino attivo nei settori dell’energia e dell’agricoltura, è originario dell’Italia. Come ha ricordato nel suo discorso di inaugurazione, pronunciato in italiano: «Il mio bisnonno, Giovanni Alessandro Bulgheroni, è emigrato in Argentina da Como nel 1873». In Sud America ha costruito il suo impero, che oggi include anche una famiglia di cantine tra le più importanti al mondo.
Tenuta Meraviglia è un progetto integrato che fonde terroir, tecnologia, rispetto per la natura e visione internazionale. Sono stati recuperati oltre 7.000 metri quadrati e reimpiegati 20.000 metri cubi di roccia, senza mai lasciare il sito. Il cantiere ha richiesto più di 1.125 giornate di lavoro consecutive, realizzando una struttura su tre livelli che non impone la sua presenza, ma affonda letteralmente nella cava, dialogando con il bosco autoctono di querce e sughere che la circonda, affacciato sul mar Tirreno e sull’arcipelago toscano.
La struttura è stata costruita secondo i principi dell’edilizia sostenibile, su progetto dello Studio Tori di Firenze, già autore di cantine iconiche come Argentiera, Castello di Bolgheri e Villa Tignanello nel cuore del Chianti Classico, per la famiglia Antinori. L’investimento complessivo? 23 milioni di euro.
Alejandro Bulgheroni, imprenditore e visionario argentino attivo nei settori dell’energia e dell’agricoltura, è originario dell’Italia. Come ha ricordato nel suo discorso di inaugurazione, pronunciato in italiano: «Il mio bisnonno, Giovanni Alessandro Bulgheroni, è emigrato in Argentina da Como nel 1873». In Sud America ha costruito il suo impero, che oggi include anche una famiglia di cantine tra le più importanti al mondo.
Tenuta Meraviglia è un progetto integrato che fonde terroir, tecnologia, rispetto per la natura e visione internazionale. Sono stati recuperati oltre 7.000 metri quadrati e reimpiegati 20.000 metri cubi di roccia, senza mai lasciare il sito. Il cantiere ha richiesto più di 1.125 giornate di lavoro consecutive, realizzando una struttura su tre livelli che non impone la sua presenza, ma affonda letteralmente nella cava, dialogando con il bosco autoctono di querce e sughere che la circonda, affacciato sul mar Tirreno e sull’arcipelago toscano.
La cantina si sviluppa su tre livelli degradanti, con un tetto panoramico. Un progetto avveniristico che incastona la struttura nella cava, lasciando la parete di roccia visibile sia all’esterno che all’interno, con un effetto scenografico straordinario nell’ampia tinaia, sovrastata da una sala degustazione interamente vetrata.
Come è stato sottolineato durante l’inaugurazione, ciò che distingue un bel progetto da uno straordinario sono tre elementi chiave: un ostacolo da superare (la cava dismessa), una visione (quella della famiglia Bulgheroni) e un risultato che genera stupore, emozione e ammirazione.


Sostenibilità come fondamento
Camminando lungo il primo livello, ci viene subito illustrato il cuore etico del progetto. Ogni scelta, dai materiali italiani a basso impatto impiegati nella costruzione, fino al recupero dell’acqua piovana per l’irrigazione, è frutto di una visione concreta e coerente di sostenibilità. Le acque raccolte vengono utilizzate per i giardini, mentre l’abbattimento dei fenomeni erosivi è stato ottenuto grazie a soluzioni ingegneristiche invisibili ma efficaci. Anche i macchinari sono progettati per garantire il minor consumo idrico ed energetico possibile.
Nessuna barrique. La filosofia aziendale è chiara: non coprire l’identità varietale del vino, ma esaltarla. Ecco allora botti grandi in rovere e vasche in cemento grezzo naturale, un materiale che, grazie alla sua porosità e capacità di isolamento, consente micro-ossigenazione controllata e temperature stabili. Una scelta tecnica, sì, ma anche poetica: il vino respira meglio, e i lieviti lavorano con delicatezza.
Agricoltura rigenerativa e rispetto del suolo
L’approccio in vigna è radicalmente sostenibile e rigenerativo. Dopo la vendemmia, i terreni vengono lavorati solo con attrezzi discessori, che non compattano il suolo. Il 50% della superficie non viene mai arato profondamente, favorendo l’approfondimento naturale dell’apparato radicale. Questo rispetto per la morfologia del terreno si riflette in una viticoltura che preserva la biodiversità e la vitalità del suolo.
Il terroir
È però la geologia a catturare la nostra attenzione. Nella parte alta della tenuta, 34 ettari sono piantati a Cabernet Franc, una varietà che qui sembra aver trovato la sua espressione più profonda. I suoli? Vulcaniti di San Vincenzo, rocce nate da colate laviche risalenti a circa 5 milioni di anni fa. “Le trovate solo qui,” ci spiegano. E in effetti, il vino che ne nasce ha una tensione, una verticalità e una forza minerale difficili da dimenticare.
Tra queste rocce, la Vigna Pianali rappresenta un cru particolarmente vocato: una parcella dove le radici affondano nelle rocce vulcaniche, abbondanti sia in profondità che visibili a occhio nudo tra i filari. “Ogni anno lì succede qualcosa di speciale,” ci raccontano.


Più in basso, verso Tenuta Le Colonne, l’altra proprietà “sorella” di Tenuta Meraviglia, il paesaggio cambia. I terreni diventano sabbiosi, composti dalle Sabbie Rosse della Val di Gori, formatesi circa 2 milioni di anni fa da sedimenti continentali, non marini. Qui prendono vita i blend, più immediati e accessibili.
Dopo il tour, saliamo sulla terrazza con affaccio sul mare. Un buffet curato e leggero ci accoglie. L’aria è tiepida e, intanto, sorseggiamo acqua aromatizzata. Il racconto prosegue e ci spiegano come gli strati geologici si alternino con coerenza: colate laviche, sedimenti livellati dalle alluvioni, roccia affiorante e sabbia rossa. Una stratificazione che si riflette nel vino, come un’eco geologica in bottiglia.


La visione
Ci spostiamo nella terrazza a fianco, dove si apre la parte istituzionale della giornata. A prendere la parola è il giornalista Filippo Bartolotta, seguito dalla sindaca Sandra Scarpellini di Castagneto Carducci, e infine dalla famiglia Bulgheroni. Alejandro Jr. racconta la visione del padre, ingegnere argentino con radici italiane e una passione dichiarata per la geologia. È proprio da questa passione che nasce il desiderio di costruire una cantina che non dominasse la natura, ma le desse continuità.


Tenuta Meraviglia è la 14ª proprietà vitivinicola del gruppo Alejandro Bulgheroni Family Vineyards, che si estende tra Argentina, Uruguay, Francia, California, Australia e Italia. Con oltre 1.100 ettari complessivi, la famiglia ha scelto Bolgheri, il Chianti Classico e Montalcino come cuore del proprio investimento in Italia. E non è un caso. Ce lo dicono chiaramente:
“Questo è il miglior terroir della zona. Crediamo che fosse il posto giusto dove costruire una cantina.”
La giornata si chiude nella wine cellar, dove ci attende un pranzo servito in una sala scolpita nella roccia, tra botti e silenzi. La luce è soffusa, le pareti di pietra raccontano milioni di anni.
Nel settembre 2025, Tenuta Meraviglia aprirà le sue porte all’accoglienza. Le due sale al piano superiore, la terrazza affacciata sul mare e la library sospesa sopra la bottaia saranno dedicate a degustazioni, incontri ed esperienze enoturistiche di qualità.
INFORMAZIONI PRATICHE
Tenuta Meraviglia
Via Vecchia Aurelia, 418, 57022 Donoratico (LI)
▶ La cantina aprirà al pubblico per le visite da settembre 2025
